“La professione di fede”

Il primo incontro lo abbiamo incentrato sulla “fede”, il secondo sul fondamento della fede di Israele “l’alleanza” e il terzo sulla “legge nuova” le beatitudini.  Oggi inizieremo ad entrare più approfonditamente nel tema che ci siamo prefissi per i prossimi anni: il CREDO. Prima di riflettere nei prossimi incontri sui contenuti del credo, vogliamo oggi riflettere sulla natura della “professione di fede”.

Divideremo l’incontro di oggi in tre parti: riflessivo [meditazione], silenzio di coppia e celebrativo [rinnovo delle promesse battesimali in cappella]

Che cos’è una professione di fede? E’ una formula con cui si esprime ciò in cui si crede. Vi possono essere delle forme semplici o articolate. Le prime formule “semplici” le troviamo già nel NT: “Gesù figlio di Davide abbi pietà di me” è il modo con cui il cieco di Gerico si rivolge a Gesù perché lo guarisca. In questa formula troviamo espresse delle verità che confluiranno nel credo che professiamo ogni domenica, Gesù messia, salvatore e figlio di Dio. “Tu sei il Cristo il Figlio del Dio vivente” è la formula con cui Pietro risponde alla domanda di Gesù circa la sua identità. Mio Signore e mio Dio è la risposta di Tommaso alla richiesta del risorto di toccare le piaghe. Nei secoli, soprattutto nei primi due, le formule semplici diverranno più articolate e le due più note sono “il credo degli apostoli” che la liturgia della chiesa ci fa professare nel tempo di Pasqua e il “niceno –costantinopolitano” chiamato così perché i contenuti in esso affermati furono approvati dal concilio di Nicea del 325 e dal primo di Costantinopoli.

 

Ascoltiamo 1Cor 15.1-8:

Dalla Prima Lettera di S. Paolo Apostolo ai Corinzi:

Vi rendo noto, fratelli, il vangelo che vi ho annunziato e che voi avete ricevuto, nel quale restate saldi, e dal quale anche ricevete la salvezza, se lo mantenete in quella forma in cui ve l'ho annunziato. Altrimenti, avreste creduto invano!
Vi ho trasmesso dunque, anzitutto, quello che anch'io ho ricevuto: che cioè Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture, fu sepolto ed è risuscitato il terzo giorno secondo le Scritture, e che apparve a Cefa e quindi ai Dodici. In seguito apparve a più di cinquecento fratelli in una sola volta: la maggior parte di essi vive ancora, mentre alcuni sono morti. Inoltre apparve a Giacomo, e quindi a tutti gli apostoli.  Ultimo fra tutti apparve anche a me come a un aborto”
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Parola di Dio

 

Leggiamo dal CCC 185-194

Chi dice “Io credo”, dice “Io aderisco a ciò che noi crediamo”. La comunione nella fede richiede un linguaggio comune della fede, normativo per tutti e che unisca nella medesima confessione di fede. Fin dalle origini, la Chiesa apostolica ha espresso e trasmesso la propria fede in formule brevi e normative per tutti [Cf Rm 10,9; 1Cor 15,3-5 ]. Ma molto presto la Chiesa ha anche voluto riunire l'essenziale della sua fede in compendi organici e articolati, destinati in particolare ai candidati al Battesimo. Il simbolo della fede non fu composto secondo opinioni umane, ma consiste nella raccolta dei punti salienti, scelti da tutta la Scrittura, così da dare una dottrina completa della fede. E come il seme della senape racchiude in un granellino molti rami, così questo compendio della fede racchiude tutta la conoscenza della vera pietà contenuta nell'Antico e nel Nuovo Testamento [San Cirillo di Gerusalemme, Catecheses illuminandorum, 5, 12: PG 33, 521-524]. Tali sintesi della fede vengono chiamate “professioni di fede”, perché riassumono la fede professata dai cristiani. Vengono chiamate “Credo” a motivo di quella che normalmente ne è la prima parola: “Io credo”. Sono anche dette “Simboli della fede”. La parola greca “symbolon” indicava la metà di un oggetto spezzato (per esempio un sigillo) che veniva presentato come un segno di riconoscimento. Le parti rotte venivano ricomposte per verificare l'identità di chi le portava. Il “Simbolo della fede” è quindi un segno di riconoscimento e di comunione tra i credenti. “Symbolon” passò poi a significare raccolta, collezione o sommario. Il “Simbolo della fede” è la raccolta delle principali verità della fede. Da qui deriva il fatto che esso costituisce il primo e fondamentale punto di riferimento della catechesi. La prima “professione di fede” si fa al momento del Battesimo. Il “Simbolo della fede” è innanzi tutto il Simbolo battesimale. Poiché il Battesimo viene dato “nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo” (Mt 28,19), le verità di fede professate al momento del Battesimo sono articolate in base al loro riferimento alle tre Persone della Santa Trinità. Il Simbolo è quindi diviso in tre parti: “La prima è consacrata allo studio di Dio Padre e dell'opera mirabile della creazione; la seconda allo studio di Gesù Cristo e del Mistero della Redenzione; la terza allo studio dello Spirito Santo, principio e sorgente della nostra santificazione [Catechismo Romano, 1, 1, 3]. Sono questi “i tre capitoli del nostro sigillo (battesimale)” [Sant’Ireneo di Lione, Demonstratio apostolica, 100]. “Queste tre parti sono distinte, sebbene legate tra loro. In base a un paragone spesso usato dai Padri, noi li chiamiamo articoli. Infatti, come nelle nostre membra ci sono certe articolazioni che le distinguono e le separano, così, in questa professione di fede, giustamente e a buon diritto si è data la denominazione di articoli alle verità che dobbiamo credere in particolare e in maniera distinta” [Catechismo Romano, 1, 1, 4]. Secondo un’antica tradizione, attestata già da sant’Ambrogio, si è anche soliti contare dodici articoli del Credo, simboleggiando con il numero degli Apostoli l’insieme della fede apostolica [Cf Sant’Ambrogio, Explanatio Symboli, 8: PL 17, 1158D]. Nel corso dei secoli si sono avute numerose professioni o simboli della fede, in risposta ai bisogni delle diverse epoche: i simboli delle varie Chiese apostoliche e antiche, [Cf Denz. -Schönm. , 1-64] il Simbolo “Quicumque”, detto di Sant’Atanasio, [Cf ibid. , 75-76] le professioni di fede di certi Concili, [Concilio di Toledo XI (675): Denz. -Schönm., 525-541; Concilio Lateranense IV (1215): Denz. -Schönm., 800-802; Concilio di Lione II (1274): Denz. -Schönm., 851-861; Pio IV, Bolla Iniunctum nobis: Denz. -Schönm., 1862-1870] o di alcuni Pontefici, come: la “fides Damasi” [Cf Denz. -Schönm., 71-72] o “Il Credo del Popolo di Dio” di Paolo VI (1968).Nessuno dei Simboli delle diverse tappe della vita della Chiesa può essere considerato sorpassato ed inutile. Essi ci aiutano a vivere e ad approfondire oggi la fede di sempre attraverso i vari compendi che ne sono stati fatti. Fra tutti i Simboli della fede, due occupano un posto specialissimo nella vita della Chiesa: Il Simbolo degli Apostoli, così chiamato perché a buon diritto è ritenuto il riassunto fedele della fede degli Apostoli. È l’antico Simbolo battesimale della Chiesa di Roma. La sua grande autorità gli deriva da questo fatto: “È il Simbolo accolto dalla Chiesa di Roma, dove ebbe la sua sede Pietro, il primo tra gli Apostoli, e dove egli portò l’espressione della fede comune” [Sant’Ambrogio, Explanatio Symboli, 7: PL 17, 1158D]. Il Simbolo detto di Nicea-Costantinopoli, il quale trae la sua grande autorità dal fatto di essere frutto dei primi due Concili Ecumenici (325 e 381). È tuttora comune a tutte le grandi Chiese dell'Oriente e dell'Occidente.La nostra esposizione della fede seguirà il Simbolo degli Apostoli, che rappresenta, per così dire, “il più antico catechismo romano”. L'esposizione però sarà completata con costanti riferimenti al Simbolo di Nicea-Costantinopoli, in molti punti più esplicito e più dettagliato.Come al giorno del nostro Battesimo, quando tutta la nostra vita è stata affidata alla regola dell'insegnamento, [Cf Rm 6,17 ] accogliamo il Simbolo della nostra fede, la quale dà la vita. Recitare con fede il Credo, significa entrare in comunione con Dio, il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, ed anche con tutta la Chiesa che ci trasmette la fede e nel seno della quale noi crediamo: Questo Simbolo è un sigillo spirituale, è la meditazione del nostro cuore e ne è come una difesa sempre presente: senza dubbio è il tesoro che custodiamo nel nostro animo [Sant’Ambrogio, Explanatio Symboli, 1: PL 17, 1155C].

Per la riflessione di coppia:
Qual è il significato della parola “credo” “crediamo” per una coppia cristiana? Quali sono gli elementi fondanti del credere nella coppia? V’invito a fare come coppia una professione di fede che, in cappella, al momento del rinnovo del battesimo leggeremo per sottolineare la nostra fede in Dio e nel suo progetto

Per la celebrazione:

Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo

Il Signore sia con voi


Dal libro di Tobia

Entrati nella Media e già erano vicini a Ecbàtana, quando Raffaele disse al ragazzo: "Fratello Tobia!". Gli rispose: "Eccomi". Riprese: "Questa notte dobbiamo alloggiare presso Raguele, che è tuo parente. Egli ha una figlia chiamata Sara e all'infuori di Sara nessun altro figlio o figlia. Tu, come il parente più stretto, hai diritto di sposarla più di qualunque altro uomo e di avere in eredità i beni di suo padre..È una ragazza seria, coraggiosa, molto graziosa e suo padre è una brava persona". E aggiunse: "Tu hai il diritto di sposarla. Ascoltami, fratello; io parlerò della fanciulla al padre questa sera, perché la serbi come tua fidanzata. Quando torneremo da Rage, faremo il matrimonio. So che Raguele non potrà rifiutarla a te o prometterla ad altri; egli incorrerebbe nella morte secondo la prescrizione della legge di Mosè, poiché egli sa che prima di ogni altro spetta a te avere sua figlia. Ascoltami, dunque, fratello. Questa sera parleremo della fanciulla e ne domanderemo la mano. Al nostro ritorno da Rage la prenderemo e la condurremo con noi a casa tua". Allora Tobia rispose a Raffaele: "Fratello Azaria, ho sentito dire che essa è già stata data in moglie a sette uomini ed essi sono morti nella stanza nuziale la notte stessa in cui dovevano unirsi a lei.

Ho sentito inoltre dire che un demonio le uccide i mariti. Quando però entri nella camera nuziale, prendi il cuore e il fegato del pesce e mettine un poco sulla brace degli incensi. L'odore si spanderà, il demonio lo dovrà annusare e fuggirà e non comparirà più intorno a lei. Poi, prima di unirti con essa, alzatevi tutti e due a pregare. Supplicate il Signore del cielo perché venga su di voi la sua grazia e la sua salvezza. Non temere: essa ti è stata destinata fin dall'eternità. Sarai tu a salvarla. Ti seguirà e penso che da lei avrai figli che saranno per te come fratelli. Non stare in pensiero.
Quando Tobia sentì le parole di Raffaele e seppe che Sara era sua consanguinea della stirpe della famiglia di suo padre, l'amò al punto da non saper più distogliere il cuore da lei.

Allora Raguele, alzatosi, consegnò a Tobia la sposa Sara con metà dei suoi beni, servi e serve, buoi e pecore, asini e cammelli, vesti, denaro e masserizie.
Li congedò in buona salute. A lui poi rivolse questo saluto: "Stà sano, o figlio, e fà buon viaggio! Il Signore del cielo assista te e Sara tua moglie e possa io vedere i vostri figli prima di morire"Poi abbracciò Sara sua figlia e disse: "Onora tuo suocero e tua suocera, poiché da questo momento essi sono i tuoi genitori, come coloro che ti hanno dato la vita. Và in pace, figlia, e possa sentire buone notizie a tuo riguardo, finché sarò in vita". Dopo averli salutati, li congedò.
Da parte sua Edna disse a Tobia: "Figlio e fratello carissimo, il Signore ti riconduca a casa e possa io vedere i figli tuoi e di Sara mia figlia prima di morire, per gioire davanti al Signore. Ti affido mia figlia in custodia. Non farla soffrire in nessun giorno della tua vita. Figlio, và in pace. D'ora in avanti io sono tua madre e Sara è tua sorella. Possiamo tutti insieme avere buona fortuna per tutti i giorni della nostra vita". Li baciò tutti e due e li congedò in buona salute.
Allora Tobia partì da Raguele in buona salute e lieto, benedicendo il Signore del cielo e della terra, il re dell'universo, perché aveva dato buon esito al suo viaggio. Benedisse Raguele ed Edna sua moglie con quest'augurio: "Possa io avere la fortuna di onorarvi tutti i giorni della vostra vita". [6,10-14;17-19; 10,11-14]

Parola di Dio
 

Sac. Preghiamo insieme con il Salmo 63

O Dio, tu sei il mio Dio, all'aurora ti cerco,
di te ha sete l'anima mia,
a te anela la mia carne,
come terra deserta,
arida, senz'acqua.
Così nel santuario ti ho cercato,
per contemplare la tua potenza e la tua gloria.
Poiché la tua grazia vale più della vita,
le mie labbra diranno la tua lode.
Così ti benedirò finché io viva,
nel tuo nome alzerò le mie mani.
Mi sazierò come a lauto convito,
e con voci di gioia ti loderà la mia bocca.
Quando nel mio giaciglio di te mi ricordo
e penso a te nelle veglie notturne,
a te che sei stato il mio aiuto,
esulto di gioia all'ombra delle tue ali.
A te si stringe l'anima mia
e la forza della tua destra mi sostiene.

 

Sac. Fratelli carissimi, per mezzo del Battesimo siamo divenuti partecipi del mistero pasquale del Cristo, siamo stati sepolti insieme con lui nella morte, per risorgere con lui a vita nuova.
Nel matrimonio avete consacrato la vostra vita a Cristo riconoscendo nell’altro il volto di Dio e un suo dono. Vi invito come coppia a rinnovare la vostra personale “professione di fede” frutto della vostra riflessione di sposi che avete maturato nello stare insieme.

(ogni coppia a turno si reca all’ambone e tenendo una candela accesa fa la sua professione di fede)

Sac. :  Preghiamo insieme

Credo nella famiglia, o Signore: quella che è uscita dal tuo disegno creativo, fondata sulla roccia dell’amore eterno e fecondo; tu l’hai scelta come tua dimora tra di noi, tu l’hai voluta come culla della vita.
Credo nella famiglia, o Signore: quella che hai preparato per me come progetto sognato negli anni della giovinezza. come vocazione davanti al tuo altare come missione per la Chiesa e per il mondo.
Credo nella famiglia, o Signore: anche quando nella nostra casa entra l’ombra della croce, quando l’amore perde il fascino originario, quando tutto diventa arduo e pesante.
Credo nella famiglia, o Signore: come segno luminoso di speranza in mezzo alle crisi del nostro tempo; come sorgente di amore e di vita, come contrappeso delle molte aggressioni di egoismo e di morte.
Credo nella famiglia, o Signore: come la mia strada verso la piena realizzazione umana; come la mia chiamata alla santità; come la mia missione per trasformare il mondo ad immagine del tuo Regno.

(Enrico Masseroni)

 

Sac. : Benedizione finale