“La santità della chiesa”

 

Introduzione

Dopo l’interruzione dello scorso mese in cui abbiamo riflettuto sulla misericordia nella vita di coppia visitando la Basilica di S. Paolo fuori le mura e attraversando la porta santa , riprendiamo il nostro cammino di riflessione sulla chiesa soffermandoci sulla sua Santità. Lo faremo ascoltando la Parola di Dio del giorno, il brano della trasfigurazione in cui Gesù ci insegna la via della santità. Ascolteremo poi una catechesi di Papa Francesco fatta nell’ottobre del 2013 sulla santità della chiesa. Concluderemo con una preghiera di Giovanni Paolo II sulla famiglia e il dovuto tempo necessario per il confronto e la condivisione

Ascoltiamo la Parola di Dio

 

Dal vangelo di Luca

Circa otto giorni dopo questi discorsi, prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. E, mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. Ed ecco due uomini parlavano con lui: erano Mosè ed Elia, apparsi nella loro gloria, e parlavano della sua diparti- ta che avrebbe portato a compimento a Gerusalemme. Pietro e i suoi compa- gni erano oppressi dal sonno; tuttavia restarono svegli e videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui. Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: “Maestro, è bello per noi stare qui. Facciamo tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia”. Egli non sapeva quel che diceva. Mentre par- lava così, venne una nube e li avvolse; all’entrare in quella nube, ebbero paura. E dalla nube uscì una voce, che diceva: “Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascol- tatelo”. Appena la voce cessò, Gesù restò solo. Essi tacquero e in quei giorni non riferirono a nessuno ciò che avevano visto.

Parola di Dio

Ascoltiamo la Parola del magistero

 

Udienza del 2 ottobre 2013

Nel «Credo», dopo aver professato: «Credo la Chiesa una», aggiungiamo l’aggettivo «santa»; affermiamo cioè la santità della Chiesa, e questa è una caratteristica che è stata presente fin dagli inizi nella coscienza dei primi cristiani, i quali si chiamavano semplicemente “i santi” (cfr At 9,13.32.41; Rm 8,27; 1 Cor 6,1), perché avevano la certezza che è l’azione di Dio, lo Spirito Santo che santifica la Chiesa.

Ma in che senso la Chiesa è santa se vediamo che la Chiesa storica, nel suo cammino lungo i secoli, ha avuto tante difficoltà, problemi, momenti bui? Come può essere santa una Chiesa fatta di esseri umani, di peccatori? Uomini peccatori, donne peccatrici, sacerdoti peccatori, suore peccatrici, Vescovi peccatori, Cardinali peccatori, Papa peccatore? Tutti. Come può essere santa una Chiesa così?

  1. Per rispondere alla domanda vorrei farmi guidare da un brano della Lettera di san Paolo ai cristiani di Efeso. L’Apostolo, prendendo come esempio i rapporti familiari, afferma che «Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei, per renderla santa» (5,25-26). Cristo ha amato la Chiesa, donando tutto se stesso sulla croce. E questo significa che la Chiesa è santa perché procede da Dio che è santo, le è fedele e non l’abbandona in potere della morte e del male (cfr Mt 16,18) E’ santa perché Gesù Cristo, il Santo di Dio (cfr Mc 1,24), è unito in modo indissolubile ad essa (cfr Mt 28,20); è santa perché è guidata dallo Spirito Santo che purifica, trasforma, rinnova. Non è santa per i nostri meriti, ma perché Dio la rende santa, è frutto dello Spirito Santo e dei suoi doni. Non siamo noi a farla santa. È Dio, lo Spirito Santo, che nel suo amore fa santa la Chiesa.       
  2. Voi potrete dirmi: ma la Chiesa è formata da peccatori, lo vediamo ogni giorno. E questo è vero: siamo una Chiesa di peccatori; e noi peccatori siamo chiamati a lasciarci trasformare, rinnovare, santificare da Dio. C’è stata nella storia la tentazione di alcuni che affermavano: la Chiesa è solo la Chiesa dei puri, di quelli che sono totalmente coerenti, e gli altri vanno allontanati. Questo non è vero! Questa è un’eresia! La Chiesa, che è santa, non rifiuta i peccatori; non rifiuta tutti noi; non rifiuta perché chiama tutti, li accoglie, è aperta anche ai più lontani, chiama tutti a lasciarsi avvolgere dalla misericordia, dalla tenerezza e dal perdono del Padre, che offre a tutti la possibilità di incontrarlo, di camminare verso la santità. “Mah! Padre, io sono un peccatore, ho grandi peccati, come posso sentirmi parte della Chiesa?”. Caro fratello, cara sorella, è proprio questo che desidera il Signore; che tu gli dica: “Signore sono qui, con i miei peccati”. Qualcuno di voi è qui senza i propri peccati? Qualcuno di voi? Nessuno, nessuno di noi. Tutti portiamo con noi i nostri peccati. Ma il Signore vuole sentire che gli diciamo: “Perdonami, aiutami a camminare, trasforma il mio cuore!”. E il Signore può trasformare il cuore. Nella Chiesa, il Dio che incontriamo non è un giudice spietato, ma è come il Padre della parabola evangelica. Puoi essere come il figlio che ha lasciato la casa, che ha toccato il fondo della lontananza da Dio. Quando hai la forza di dire: voglio tornare in casa, troverai la porta aperta, Dio ti viene incontro perché ti aspetta sempre, Dio ti aspetta sempre, Dio ti abbraccia, ti bacia e fa festa. Così è il Signore, così è la tenerezza del nostro Padre celeste. Il Signore ci vuole parte di una Chiesa che sa aprire le braccia per accogliere tutti, che non è la casa di pochi, ma la casa di tutti, dove tutti possono essere rinnovati, trasformati, santificati dal suo amore, i più forti e i più deboli, i peccatori, gli indifferenti, coloro che si sentono scoraggiati e perduti. La Chiesa a tutti offre la possibilità di percorrere la strada della santità, che è la strada del cristiano: ci fa incontrare Gesù Cristo nei Sacramenti, specialmente nella Confessione e nell’Eucaristia; ci comunica la Parola di Dio, ci fa vivere nella carità, nell’amore di Dio verso tutti. Chiediamoci, allora: ci lasciamo santificare? Siamo una Chiesa che chiama e accoglie a braccia aperte i peccatori, che dona coraggio, speranza, o siamo una Chiesa chiusa in se stessa? Siamo una Chiesa in cui si vive l’amore di Dio, in cui si ha attenzione verso l’altro, in cui si prega gli uni per gli altri?
  3. Un’ultima domanda: che cosa posso fare io che mi sento debole, fragile, peccatore? Dio ti dice: non avere paura della santità, non avere paura di puntare in alto, di lasciarti amare e purificare da Dio, non avere paura di lasciarti guidare dallo Spirito Santo. Lasciamoci contagiare dalla santità di Dio. Ogni cristiano è chiamato alla santità (cfr Cost. dogm. Lumen gentium, 39-42); e la santità non consiste anzitutto nel fare cose straordinarie, ma nel lasciare agire Dio. E’ l’incontro della nostra debolezza con la forza della sua grazia, è avere fiducia nella sua azione che ci permette di vivere nella carità, di fare tutto con gioia e umiltà, per la gloria di Dio e nel servizio al prossimo. C’è una celebre frase dello scrittore francese Léon Bloy; negli ultimi momenti della sua vita diceva: «C’è una sola tristezza nella vita, quella di non essere santi». Non perdiamo la speranza nella santità, percorriamo tutti questa strada. Vogliamo essere santi? Il Signore ci aspetta tutti, con le braccia aperte; ci aspetta per accompagnarci in questa strada della santità. Viviamo con gioia la nostra fede, lasciamoci amare dal Signore… chiediamo questo dono a Dio nella preghiera, per noi e per gli altri.

(Prima di iniziare il confronto preghiamo con la preghiera di Giovanni paolo II)

 

Preghiera per la Famiglia 



Dio, dal quale proviene ogni paternità in cielo e in terra,

Padre, che sei Amore e Vita,
fa’ che ogni famiglia umana sulla terra diventi,

mediante il Tuo Figlio, Gesù Cristo, “nato da Donna”
e mediante lo Spirito Santo,
sorgente di divina carità.

Un vero santuario della vita e dell’amore
per le generazioni che sempre si rinnovano.

Fa’ che la tua grazia guidi i pensieri e le opere
dei coniugi verso il bene delle loro famiglie
e
di tutte le famiglie del mondo.

Fa’ che le giovani generazioni
 trovino nella famiglia un forte sostegno
per la loro umanità e la loro crescita
nella verità e nell’amore.

Fa’ che l’amore,
rafforzato dalla grazia del sacramento del Matrimonio,
si dimostri più forte di ogni debolezza e di ogni crisi,
attraverso le quali, a volte, passano le nostre famiglie.

Per Cristo nostro Signore, che è la Via,
la Verità e la Vita nei secoli dei secoli. Amen.


(Giovanni Paolo II)

 

Riflettiamo …. confrontandoci

Vorrei strutturare le domande di oggi partendo dai quattro mosaici che sono nella basilica della trasfigurazione sul Monte Tabor. Immagini che ci parlano dei momenti in cui nella sua vita terrena Gesù si è trasfigurato. Elementi di un quadro che, se vissuti, formano la santità della coppia e della famiglia

Gesù si incarna: “da Dio si fa uomo”: in che modo e quanto sono disposto a mettere da parte le mie esigenze e i miei bisogni per favorire l’altro e la famiglia?

Gesù si dona: “pane e vino, corpo e sangue di Cristo”: tutto richiama la mensa e la casa.

Come immaginavate la vostra casa, il luogo dove iniziare a sperimentare il “noi”, dove far crescere la vostra realtà di coppia e di famiglia?

Gesù muore: “il pastore si fa agnello”: cosa significa per te “morire all’altro”? in che modo “muori” quotidianamente nel tuo essere moglie e madre? (fai qualche esempio)

Gesù risorge: “dalla morte alla vita”: la morte di Gesù è la strada per la glorificazione. Gesù ritorna nel posto da cui era venuto. Nel donarmi quotidianamente per la famiglia, per i miei figli, per mio marito provo sentimenti di gioia e di gratitudine o mi sento “frustrato”, “inappagato, “ o ……….