La figura del Padre e della Madre alla luce dello Spirito Santo

 

Introduzione

Continuiamo il nostro cammino sulla figura dello Spirito Santo soffermandoci in questo mese, vista anche la visita del Santo Padre sulla natura propria del “padre e della madre”. Vi chiederete qual è il rapporto tra lo Spirito e la genitorialità e non vi nascondo che la curiosità della domanda ha un suo  fondamento. Rileggendo i cc. 14-16 del Vangelo di Giovanni mi colpivano le parole di Gesù sulla figura dello Spirito Santo come dono del Padre e del Figlio. Lo Spirito Santo è l’espressione della cura e dell’amore di Dio per l’uomo. Rileggendo in questi giorni le catechesi di Papa Francesco sulla famiglia mi hanno colpito le parole che il Santo Padre dice a proposito della figura del “Padre”. Ha dedicato a questo due udienze e altrettante sulla figura della “madre”. Per noi il Papa è “padre nella fede” e la sua venuta, anche come preparazione prossima, mi ha spinto a riflettere sul tema di oggi. Ogni volta che il papa parla le sue parole sono per il bene dei suoi figli, di noi credenti chiamati nell’oggi a vivere responsabilmente gli insegnamenti di Gesù. Le parole che il papa  usa per parlare della figura del padre si possono applicare anche alla madre. Non vedo diversità nelle responsabilità ma solo modi diversi di viverle. La paternità di Dio è “icona” della paternità e maternità umana.

 

Ascoltiamo la Parola di Dio

Dal Vangelo secondo Luca (11,1-13)

Un giorno Gesù si trovava in un luogo a pregare e quando ebbe finito uno dei discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli». Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite:
Padre, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno; dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano,
e perdonaci i nostri peccati, perché anche noi perdoniamo ad ogni nostro debitore, e non ci indurre in tentazione».
Poi aggiunse: «Se uno di voi ha un amico e va da lui a mezzanotte a dirgli: Amico, prestami tre pani, perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da mettergli davanti; e se quegli dall’interno gli risponde: Non m’importunare, la porta è già chiusa e i miei bambini sono a letto con me, non posso alzarmi per darteli; vi dico che, se anche non si alzerà a darglieli per amicizia, si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono almeno per la sua insistenza.
Ebbene io vi dico: Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto.  Perché chi chiede ottiene, chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto. Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pane, gli darà una pietra? O se gli chiede un pesce, gli darà al posto del pesce una serpe? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se dunque voi, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro celeste darà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono!».

Parola di Dio

 

Ascoltiamo la parola del Magistero

Catechesi di Papa Francesco nell’udienza del 28.01.2015 sulla figura del Padre

“Il problema dei nostri giorni non sembra essere più tanto la presenza invadente dei padri, quanto piuttosto la loro assenza, la loro latitanza. I padri sono talora così concentrati su se stessi e sul proprio lavoro e alle volte sulle proprie realizzazioni individuali, da dimenticare anche la famiglia. E lasciano soli i piccoli e i giovani. Già da vescovo di Buenos Aires avvertivo il senso di orfanezza che vivono oggi i ragazzi; e spesso domandavo ai papà se giocavano con i loro figli, se avevano il coraggio e l’amore di perdere tempo con i figli. E la risposta era brutta, nella maggioranza dei casi: “Mah, non posso, perché ho tanto lavoro…”. E il padre era assente da quel figliolo che cresceva, non giocava con lui, no, non perdeva tempo con lui. Ora, in questo cammino comune di riflessione sulla famiglia, vorrei dire a tutte le comunità cristiane che dobbiamo essere più attenti: l’assenza della figura paterna nella vita dei piccoli e dei giovani produce lacune e ferite che possono essere anche molto gravi. E in effetti le devianze dei bambini e degli adolescenti si possono in buona parte ricondurre a questa mancanza, alla carenza di esempi e di guide autorevoli nella loro vita di ogni giorno, alla carenza di vicinanza, alla carenza di amore da parte dei padri. E’ più profondo di quel che pensiamo il senso di orfanezza che vivono tanti giovani. Sono orfani in famiglia, perché i papà sono spesso assenti, anche fisicamente, da casa, ma soprattutto perché, quando ci sono, non si comportano da padri, non dialogano con i loro figli, non adempiono il loro compito educativo, non danno ai figli, con il loro esempio accompagnato dalle parole, quei principi, quei valori, quelle regole di vita di cui hanno bisogno come del pane. La qualità educativa della presenza paterna è tanto più necessaria quanto più il papà è costretto dal lavoro a stare lontano da casa. A volte sembra che i papà non sappiano bene quale posto occupare in famiglia e come educare i figli. E allora, nel dubbio, si astengono, si ritirano e trascurano le loro responsabilità, magari rifugiandosi in un improbabile rapporto “alla pari” con i figli. E’ vero che tu devi essere “compagno” di tuo figlio, ma senza dimenticare che tu sei il padre! Se tu ti comporti soltanto come un compagno alla pari del figlio, questo non farà bene al ragazzo”.

 

Catechesi di Papa Francesco nell’udienza del 4.02.2015 sulla figura del Padre

“La prima necessità, dunque, è proprio questa: che il padre sia presente nella famiglia. Che sia vicino alla moglie, per condividere tutto, gioie e dolori, fatiche e speranze. E che sia vicino ai figli nella loro crescita: quando giocano e quando si impegnano, quando sono spensierati e quando sono angosciati, quando si esprimono e quando sono taciturni, quando osano e quando hanno paura, quando fanno un passo sbagliato e quando ritrovano la strada; padre presente, sempre. Dire presente non è lo stesso che dire controllore! Perché i padri troppo controllori annullano i figli, non li lasciano crescere”…….” Un buon padre sa attendere e sa perdonare, dal profondo del cuore. Certo, sa anche correggere con fermezza: non è un padre debole, arrendevole, sentimentale. Il padre che sa correggere senza avvilire è lo stesso che sa proteggere senza risparmiarsi. Una volta ho sentito in una riunione di matrimonio un papà dire: “Io alcune volte devo picchiare un po’ i figli … ma mai in faccia per non avvilirli”. Che bello! Ha senso della dignità. Deve punire, lo fa in modo giusto, e va avanti”.

Per la riflessione di coppia:

  • I padri sono talora così concentrati su se stessi e sul proprio lavoro e alle volte sulle proprie realizzazioni individuali”. Parole forti ma realistiche. Pensi che siano lontane dal tuo modo di esercitare la paternità e maternità? Ti è mai capitato di tralasciare i tuoi doveri di padre/madre per egoisticamente pensare a te stesso?
  • E lasciano soli i piccoli e i giovani”. Vi è mai capitato di sperimentare la “solitudine” dei vostri figli? Vi sentite parte della loro vita o lontani dalle loro scelte e dal loro mondo? Vi sentite “esclusi” o vi siete volontariamente “auto esclusi”?
  • “A volte sembra che i papà non sappiano bene quale posto occupare in famiglia e come educare i figli. E allora, nel dubbio, si astengono, si ritirano e trascurano le loro responsabilità, magari rifugiandosi in un improbabile rapporto “alla pari” con i figli. E’ vero che tu devi essere “compagno” di tuo figlio, ma senza dimenticare che tu sei il padre! Se tu ti comporti soltanto come un compagno alla pari del figlio, questo non farà bene al ragazzo”. Non penso sia necessario aggiungere altro
  • Dire presente non è lo stesso che dire controllore”. Quanta fiducia siete disposti a dare ai vostri figli? “Un buon padre sa attendere e sa perdonare”. In caso di “delusione” quanto siete disposti a perdonare? Siete pazienti nell’aspettare i loro tempi di crescita e maturazione?
  • sa anche correggere con fermezza”.  Nella vita di coppia la “correzione” dei figli si tende a delegarla a uno dei due genitori? La correzione è fatta con fermezza e amore o si riduce ad una “sgridata” dovuta all’arrabbiatura? “Perdiamo del tempo” a dialogare con i nostri figli e ad aiutarli nelle loro difficoltà di vita? Quanto sono capace ad ascoltarli?