“Alla luce del Sinodo straordinario sulla famiglia: Le tentazioni nella vita di coppia”

 

Introduzione 

Iniziamo questo nuovo anno  riflettendo insieme sulla figura dello Spirito Santo. Lo facciamo dopo aver riflettuto negli anni passati prima sulla figura del Padre e lo scorso anno su quella del  Figlio. Come da programma avrei voluto iniziare oggi a riflettere sullo Spirito Santo alla luce del vangelo di Giovanni ma poi rileggendo i testi preparatori e conclusivi del recente sinodo straordinario sulla famiglia ho ritenuto opportuno cogliere dal discorso conclusivo di Papa Francesco ai padri sinodali degli spunti per il vostro cammino di coppia.  Ho voluto, alla luce delle “tentazioni” in cui potrebbe incorrere la chiesa oggi porre l’accento sulle medesime tentazioni applicandole a voi e al vostro cammino. Sono cosciente che non potrà bastare il tempo di questa mattina per completare la vostra riflessione personale e di coppia ma  che dovrà accompagnarvi per tutto il mese .

Vorrei invitarvi a partire da questo mese a cogliere una volta a settimana uno spazio di tempo per la riflessione di coppia che mi piace chiamare, sulla scia dell’esperienza dell’Equipe Notre dame ( movimento ecclesiale che si prende cura delle coppie) il “dovere di sedersi”. Un tempo da dedicare solo a voi e alla vostra spiritualità di coppia. Un tempo da scegliere secondo i vostri tempi e spazi. Un tempo da ritenere necessario per la crescita della coppia “in Cristo e con Cristo ”.

 

Ascoltiamo la Parola di Dio : Dal Vangelo secondo Matteo (4,1-11)

1Allora Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto per esser tentato dal diavolo. 2E dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, ebbe fame. 3Il tentatore allora gli si accostò e gli disse: «Se sei Figlio di Dio, dì che questi sassi diventino pane». 4Ma egli rispose: «Sta scritto: Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio».  5Allora il diavolo lo condusse con sé nella città santa, lo depose sul pinnacolo del tempio 6e gli disse: «Se sei Figlio di Dio, gettati giù, poiché sta scritto: Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo, ed essi ti sorreggeranno con le loro mani, perché non abbia a urtare contro un sasso il tuo piede». 7Gesù gli rispose: «Sta scritto anche:  Non tentare il Signore Dio tuo». 8Di nuovo il diavolo lo condusse con sé sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo con la loro gloria e gli disse: 9«Tutte queste cose io ti darò, se, prostrandoti, mi adorerai». 10Ma Gesù gli rispose: «Vattene, satana! Sta scritto: Adora il Signore Dio tuo e a lui solo rendi culto». 11Allora il diavolo lo lasciò ed ecco angeli gli si accostarono e lo servivano”. Parola di Dio

Lectio : Don Francesco

Ascoltiamo la parola del Papa

“Estratto del Discorso del Santo Padre Francesco per la conclusione della III assemblea generale straordinaria del sinodo dei vescovi sabato, 18 ottobre 2014

Potrei dire serenamente che – con uno spirito di collegialità e di sinodalità – abbiamo vissuto davvero un’esperienza di “Sinodo”, un percorso solidale, un “cammino insieme. Ed essendo stato “un cammino” – e come ogni cammino ci sono stati dei momenti di corsa veloce, quasi a voler vincere il tempo e raggiungere al più presto la mèta; altri momenti di affaticamento, quasi a voler dire basta; altri momenti di entusiasmo e di ardore. Ci sono stati momenti di profonda consolazione ascoltando la testimonianza dei pastori veri (cf. Gv 10 e Cann. 375, 386, 387) che portano nel cuore saggiamente le gioie e le lacrime dei loro fedeli. Momenti di consolazione e grazia e di conforto ascoltando e testimonianze delle famiglie che hanno partecipato al Sinodo e hanno condiviso con noi la bellezza e la gioia della loro vita matrimoniale. Un cammino dove il più forte si è sentito in dovere di aiutare il meno forte, dove il più esperto si è prestato a servire gli altri, anche attraverso i confronti. E poiché essendo un cammino di uomini, con le consolazioni ci sono stati anche altri momenti di desolazione, di tensione e di tentazioni, delle quali si potrebbe menzionare qualche possibilità:

La tentazione dell‘ irrigidimento ostile, cioè il voler chiudersi dentro lo scritto (la lettera) e non lasciarsi sorprendere da Dio, dal Dio delle sorprese (lo spirito); dentro la legge, dentro la certezza di ciò che conosciamo e non di ciò che dobbiamo ancora imparare e raggiungere. Dal tempo di Gesù, è la tentazione degli zelanti, degli scrupolosi, dei premurosi e dei cosiddetti – oggi – “tradizionalisti” e anche degli intellettualisti.

La tentazione del buonismo distruttivo, che a nome di una misericordia ingannatrice fascia le ferite senza prima curarle e medicarle; che tratta i sintomi e non le cause e le radici. È la tentazione dei “buonisti”, dei timorosi e anche dei cosiddetti “progressisti e liberalisti”.

La tentazione di trasformare la pietra in pane per rompere un digiuno lungo, pesante e dolente (cf. Lc 4,1-4) e anche di trasformare il pane in pietra e scagliarla contro i peccatori, i deboli e i malati (cf.Gv 8,7) cioè di trasformarlo in “fardelli insopportabili” (Lc 10, 27).

La tentazione di scendere dalla croce, per accontentare la gente, e non rimanerci, per compiere la volontà del Padre; di piegarsi allo spirito mondano invece di purificarlo e piegarlo allo Spirito di Dio.

La tentazione di trascurare il “depositum fidei, considerandosi non custodi ma proprietari e padroni o, dall’altra parte, la tentazione di trascurare la realtà utilizzando una lingua minuziosa e un linguaggio di levigatura per dire tante cose e non dire niente! Li chiamavano “bizantinismi”, credo, queste cose…

Cari fratelli e sorelle, le tentazioni non ci devono né spaventare né sconcertare e nemmeno scoraggiare, perché nessun discepolo è più grande del suo maestro; quindi se Gesù è stato tentato – e addirittura chiamato Beelzebul (cf. Mt 12, 24) – i suoi discepoli non devono attendersi un trattamento migliore. Personalmente mi sarei molto preoccupato e rattristato se non ci fossero state queste tentazioni e queste animate discussioni; questo movimento degli spiriti, come lo chiamava Sant’Ignazio (EE, 6) se tutti fossero stati d’accordo o taciturni in una falsa e quietista pace. Invece ho visto e ho ascoltato – con gioia e riconoscenza – discorsi e interventi pieni di fede, di zelo pastorale e dottrinale, di saggezza, di franchezza, di coraggio e di parresia. E ho sentito che è stato messo davanti ai propri occhi il bene della Chiesa, delle famiglie e la “suprema lex, la “salus animarum” (cf. Can. 1752). E questo sempre – lo abbiamo detto qui, in Aula – senza mettere mai in discussione le verità fondamentali del Sacramento del Matrimonio: l’indissolubilità, l’unità, la fedeltà e la procreatività, ossia l’apertura alla vita (cf. Cann. 1055, 1056 e Gaudium et Spes, 48). E questa è la Chiesa, la vigna del Signore, la Madre fertile e la Maestra premurosa, che non ha paura di rimboccarsi le maniche per versare l’olio e il vino sulle ferite degli uomini (cf. Lc 10, 25-37); che non guarda l’umanità da un castello di vetro per giudicare o classificare le persone. Questa è la Chiesa Una, Santa, Cattolica, Apostolica e composta da peccatori, bisognosi della Sua misericordia. Questa è la Chiesa, la vera sposa di Cristo, che cerca di essere fedele al suo Sposo e alla sua dottrina. È la Chiesa che non ha paura di mangiare e di bere con le prostitute e i pubblicani (cf. Lc 15). La Chiesa che ha le porte spalancate per ricevere i bisognosi, i pentiti e non solo i giusti o coloro che credono di essere perfetti! La Chiesa che non si vergogna del fratello caduto e non fa finta di non vederlo, anzi si sente coinvolta e quasi obbligata a rialzarlo e a incoraggiarlo a riprendere il cammino e lo accompagna verso l’incontro definitivo, con il suo Sposo, nella Gerusalemme Celeste. Questa è la Chiesa, la nostra madre! E quando la Chiesa, nella varietà dei suoi carismi, si esprime in comunione, non può sbagliare: è la bellezza e la forza del sensus fidei, di quel senso soprannaturale della fede, che viene donato dallo Spirito Santo affinché, insieme, possiamo tutti entrare nel cuore del Vangelo e imparare a seguire Gesù nella nostra vita, e questo non deve essere visto come motivo di confusione e di disagio. Tanti commentatori, o gente che parla, hanno immaginato di vedere una Chiesa in litigio dove una parte è contro l’altra, dubitando perfino dello Spirito Santo, il vero promotore e garante dell’unità e dell’armonia nella Chiesa. Lo Spirito Santo che lungo la storia ha sempre condotto la barca, attraverso i suoi Ministri, anche quando il mare era contrario e mosso e i ministri infedeli e peccatori. E, come ho osato di dirvi all’inizio, era necessario vivere tutto questo con tranquillità, con pace interiore anche perché il Sinodo si svolge cum Petro et sub Petro, e la presenza del Papa è garanzia per tutti.

Riflessione di coppia

  • La tentazione dell‘ irrigidimento ostile: isolamento della coppia o del singolo. Risolvere i problemi senza rendere il coniuge partecipe delle proprie decisioni, scegliere cosa dire o non dire. Non confrontarsi con altre coppie che condividono con me una esperienza di cammino così da evitare i loro “giudizi”
  • La tentazione del buonismo distruttivo: La superficialità nel vivere il rapporto di coppia. Non rendersi conto delle difficoltà che possono incorrere nella vita coniugale e affrontarle con semplicità e senza il giusto peso. Chiudere gli occhi da vanti alle “evidenze” e trattarle con “buonismo e superficialità”
  • La tentazione di trasformare la pietra in pane e anche di trasformare il pane in pietra: mancanza di condivisione e di perdono: La difficoltà a saper perdonare l’altro, l’incapacità a non “saper dimenticare”. Portare dentro il fardello e non volerlo condividere. La chiusura ….. “via della divisione”.
  • La tentazione di scendere dalla croce: gettare la spugna nelle situazioni difficili della vita coniugale. Chiudersi o isolarsi nelle piccole o grandi difficoltà.
  • La tentazione di trascurare il “depositum fidei: trascurare nella mia testimonianza di coppia la dottrina della chiesa. Portare avanti le “mie idee” e non quelle ecclesiali nelle questioni inerenti la dottrina e la morale. Essere “double face”, vivo nella chiesa ma non “la chiesa” nella sua unità di fede e di dottrina.

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